Archivi tag: unabomber

LEVIATANO DI PAUL AUSTER È UN LIBRO CHE FA FARE COSE

Domenica scorsa volevo andare a trovare la mia amica S., che abita a una ventina di minuti da casa mia, ma tutte le volte che mi decidevo a uscire – cosa che di domenica richiede più forza di volontà del solito –, cominciava a piovere. La prima volta è venuto giù un vero e proprio acquazzone, con l’acqua che batteva forte sui tetti di zinco e faceva suonare le grondaie. Poi, dopo pochi minuti di scrosci violenti, era uscito improvvisamente il sole. Al terzo diluvio ho rinunciato completamente all’idea di mettere il naso fuori. Ho pensato che fosse una buona occasione per leggere un romanzo che avevo comprato qualche tempo fa: Leviatano.

“Sei giorni fa un uomo si è fatto saltare in aria sul ciglio di una strada del Wisconsin del nord”. Ero andato in libreria per ritirare Rumore bianco di Don DeLillo, e subito dopo averlo preso dallo scaffale mi ero imbattuto in questo romanzo di Paul Auster, che parte con un incipit fulminante. Ero stato attirato dal titolo, e il fatto che iniziasse così bene mi sembrava il frutto di un’ottima coincidenza, così l’avevo imbarcato. Ho cominciato a leggerlo giovedì o venerdì e l’ho finito domenica, appunto.

Immagine

Si tratta della biografia fittizia di uno scrittore, Benjamin Sachs, narrata dal suo migliore amico, il romanziere Peter Aaron. Come il lettore scopre già alla terza pagina è lui, Ben Sachs, l’uomo che si è fatto saltare in aria sul ciglio di una strada in Wisconsin. Cosa ci facesse e come sia arrivato là è l’argomento delle 285 pagine del romanzo.

“La vita di ciascuno è in totale balìa del caso”, recita una frase minuscola scritta in testa all’edizione tascabile. Non è una citazione diretta di Auster; direi che si tratta della “fascetta” scelta da Einaudi, solo che è stampata sulla copertina (e viene ripetuta alla fine della trama, nella quarta) sicché ce la si trova davanti ogni volta che si chiude il libro.

È vero, l’intreccio è dato dal dispiegarsi di una serie di coincidenze, un susseguirsi di casi fortuiti – “chance”, nell’originale inglese – che si abbattono sui due protagonisti. Imprevedibili e stupefacenti, le coincidenze sono la legge di gravità del libro. Per questo e altri motivi, Leviatano è un romanzo che, sulla carta, potrebbe essere bellissimo, ma non mi ha convinto. Non mi ha convinto per niente. Tanto per fare un esempio, a un certo punto la descrizione del romanzo di Sachs, Il nuovo colosso, mi ha fatto pensare che avrei preferito leggere quel libro, quel libro che non esiste, anziché quello che stavo leggendo.

Credo dipenda anche dal fatto che Leviatano è un romanzo del tutto privo di ironia. Il narratore a un certo punto dice “non sono un tipo gioviale”. Temo che lo stesso si possa dire di Paul Auster, o quantomeno della sua narrativa. Ho letto oggettivamente molto poco di suo per poter dare un giudizio del genere, ma questo è tutto sommato un libro denso, dove accadono un sacco di cose, e mi sono detto che se Auster è in grado di far ridere (o quantomeno sorridere) ha avuto a disposizione centinaia di occasioni. E se non ne ha colto – o non ha potuto cogliere – nemmeno una, un motivo ci sarà.

La storia personale del narratore, Peter Aaron (PA, come Paul Auster), ricorda da vicino la vita dell’autore. La vicenda di Sachs invece, che da scrittore diventa bombarolo, ha dei tratti in comune con quella di Ted Kaczynski, alias “unabomber”, l’attentatore dinamitardo che ha terrorizzato gli Stati Uniti dal 1978 al 1996, quando venne arrestato e condannato all’ergastolo. Kaczynski – catturato quattro anni dopo la pubblicazione del romanzo di Auster, che è del ‘92 – non si è fatto saltare in aria come Sachs, ma in compenso ha fatto saltare in aria un bel po’ di persone. Ne ha uccise tre e ne ha ferite almeno altre ventitré. Allo stesso modo di Kaczynski (che era un matematico) Sachs è un intellettuale di sinistra che, poco a poco, si politicizza, avvicinandosi all’anarchismo; con la differenza sostanziale che “unabomber” era un anarco-primitivista e un ambientalista radicale che ha scritto un manifesto di 35mila parole per illustrare le sue azioni, mentre i motivi per i quali Sachs colpisce i suoi obiettivi non sono per niente chiari, e Auster li liquida in appena qualche riga.

Domenica ho letto Leviatano, ma ho fatto un sacco di altre cose, mentre lo leggevo: ho spruzzato del protettivo impermeabilizzante sulle mie scarpe, un prodotto che non sapevo neppure esistesse, finché non l’ho trovato nel mobile sotto il lavandino; ho cucinato un’anatra all’arancia; ho scoperto che esiste una seconda fila di libri nella biblioteca del mio padrone di casa; ho fatto una foto all’anatra all’arancia (foto che ho mandato a S., scusandomi per non essere più andato a casa sua); ho ucciso una mosca con un colpo di pantofola; ho guardato un film porno; ho raccolto una formica con la copertina di un’Einaudi bianca e l’ho guardata camminare tranquilla tra la strofe di una poesia.

Rumore bianco di DeLillo era poggiato sopra il divano. Mi fissava. Non ha smesso di fissarmi per tutto il tempo che ho letto Auster, che ha dedicato questo libro proprio a DeLillo. E mentre Rumore bianco mi fissava, mi chiedevo: ma DeLillo come avrà preso quella dedica? Gli avrà fatto piacere? O avrà sorriso imbarazzato, borbottando qualcosa tipo “grazie mille Paul, proprio non dovevi dedicarmi quel libro“. L’avrà letto, Leviatano? O si sarà fermato anche lui a giocare con anatre e formiche? Probabilmente no, perché Auster e DeLillo sono ottimi amici. Quest’ultimo gli ha dedicato Cosmopolis, nel 2003, e qualche anno fa sono stati protagonisti di una conferenza organizzata dalla rivista Granta, dalla quale si capiva che si stimavano e volevano bene. Forse Auster stima un po’ di più DeLillo che non viceversa, ma alla fine che importa? Vanno alle partite di baseball assieme.

Immagine

Da sinistra: DeLillo, Auster e due librai della Gotham Book Mart allo Yankee Stadium nel 2007

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , ,